Gessetti n. 4-2026
1 luglio 2026
Ben ritrovati cari amici di Gessetti. In questo numero di luglio troverete:
in appello una analisi sui giorni di scuola e vacanze della scuola italiana e un affondo sulle 18 ore di insegnamento in secondaria;
all'ora di laboratorio, qualche idea per affrontare con serenità l’estate con i bambini;
in Ora di lettura 0-10 qualche prezioso suggerimento per l’estate;
ed infine qualche consiglio in Intervallo;
Vi auguriamo una buona lettura e un buon ascolto per gli amici del podcast!
Non meno giorni ma più servizi
Gli studenti italiani hanno le vacanze estive più lunghe in Europa: 12-13 settimane contro le 6 settimane della Germania, le 8 della Francia e le 11 della Spagna. I giorni effettivi di lezione sono però almeno 200, mentre in Germania sono 190 e 180 in Francia e Spagna. A paragone con i paesi nordici o i nostri cugini francesi e tedeschi, la differenza sta nella distribuzione delle giornate scolastiche: all’estero le pause sono molto più brevi ma anche più numerose. In Francia, per esempio, il calendario alterna sistematicamente circa 7 settimane di lezione a 2 settimane di riposo.
L’organizzazione italiana è basata, dunque, su una lunghissima pausa estiva, bilanciata da un ritmo serrato e continuo durante le altre stagioni, se escludiamo la pausa natalizia e quella pasquale. Quali sono le problematiche della nostra organizzazione?
Sicuramente l’impatto sociale dovuto al mismatch tra le limitate ferie estive dei genitori e mancanza di servizi pubblici di sostegno alla famiglia. La scuola non è un parcheggio - diciamo spesso noi addetti ai lavori. Ma siamo sicuri? In qualche modo invece lo è, visto che in Italia si tratta dell’unica infrastruttura pubblica a cui le famiglie possono affidare la vigilanza dei minori senza sborsare denaro. Tre mesi di vacanza creano forti disagi ai genitori lavoratori che sono costretti a ricorrere a costosi campus estivi. Resistono ancora gli oratori parrocchiali che offrono attività a prezzi abbordabili.
C’è poi la questione del summer learning loss. Abbiamo tutti presente cosa accade nelle classi alla ripresa di settembre: gli alunni sembrano aver dimenticato tutto. Ecco, non è appena una sensazione, ma la conseguenza della lunga pausa estiva, che crea le condizioni per disperdere una parte delle nozioni apprese durante l’anno. La matematica subisce il calo maggiore perché richiede un esercizio logico costante e, soprattutto, la perdita di nozioni e competenze è amplificata dal divario socio-economico. Gli studenti più svantaggiati passano i tre mesi estivi a casa, senza accesso ad attività culturali o ricreative di qualità, trascorrendo molte ore davanti agli schermi: al rientro a scuola, il loro divario rispetto ai compagni più abbienti risulta notevolmente più alto.
Quali sono in Italia le criticità di una modifica del calendario scolastico e di una riduzione delle vacanze estive? La prima, non indifferente, è la temperatura delle aule che, in 9 scuole su 10, non sono climatizzate. La seconda, più sostanziale, è che la distribuzione delle pause durante l’anno riproporrebbe la stessa cronica mancanza di servizi ausiliari che adesso è evidente solo d’estate.
Perché la vera differenza con gli altri paesi europei non sta nel numero di pause o di giorni scolastici, ma nel sistema di aiuti diretti e indiretti alle famiglie. Prendiamo il caso della Francia: qui lo Stato fornisce un supporto economico per coprire le pause dalle lezioni, grazie a una rete di servizi sul territorio e sussidi diretti. Ogni comune francese gestisce centri ricreativi, aperti durante le vacanze scolastiche nel corso di tutto l’anno e settimanalmente ogni mercoledì, giorno in cui le scuole francesi rimangono chiuse o fanno orario ridotto. Le tariffe sono calcolate in base al reddito e per buona parte della popolazione sono simboliche e comprendono anche la mensa. Non si tratta di mero intrattenimento, ma vengono offerte varie attività di qualità dal punto di vista pedagogico, compreso lo sport. Le stesse scuole propongono corsi di recupero gratuiti e organizzano attività laboratoriali e sportive per gli studenti svantaggiati.
La vera differenza è tutta qui e, finchè le proteste diffuse periodicamente nei social non porranno l’accento su questo, lasceranno il tempo che trovano perché non centreranno il bersaglio, quello del cambiamento di mentalità verso una concezione delle vacanze e del tempo libero come un diritto educativo, non l’assenza di lezioni ma un’opportunità di socializzazione e apprendimento libero e giocoso. Quando l’intervento statale supporterà la gestione del tempo libero, le vacanze diventeranno finalmente uno strumento di equità sociale. Noi, da persone di scuola, lo speriamo.
Tiziana Palmieri - @tiziana_palmieri
Le famose diciotto ore
Non so voi, ma io ancora me la prendo ogni volta che sui social mi capita un post che parla del lavoro degli insegnanti e apro la sezione commenti. Il 99,9% di chi decide di dedicare qualche minuto della propria vita alla discussione sembra convinto che noi lavoriamo 18 ore a settimana e che trascorriamo tre mesi all’anno beatamente sdraiati in ferie.
Ma è davvero così?
Non credo di dover convincere nessun lettore di Gessetti del fatto che tra le ore scritte sul contratto e quelle effettive esista spesso un abisso. Le variabili sono molte: i primi anni di insegnamento sono quasi sempre i peggiori; poi, con l’esperienza e l’immissione in ruolo, diminuiscono alcune fatiche ma aumentano gli incarichi. Tutte attività indispensabili al funzionamento della scuola, ma che raramente trovano spazio nelle “18 ore”.
Per molto tempo ho fatto parte della categoria di docenti che alla domanda «Perché non lavori di meno?» rispondevano: «Perché altrimenti non finisco quello che devo fare». La verità è che il lavoro dell’insegnante potrebbe espandersi all’infinito, il problema è che il nostro tempo infinito non è.
Oggi non posso dire di aver trovato la formula magica, ma un equilibrio. Ci sono arrivata grazie a una buona dose di organizzazione e a una presa di coscienza fondamentale: il numero di ore che dedico al lavoro conta quanto la qualità del lavoro stesso.
Da qualche anno riesco a mantenere la mia settimana lavorativa intorno alle quaranta ore. Non ci sono superpoteri: solo alcune strategie concrete. Come faccio a lavorare “solo” quaranta ore a settimana? La prima cosa da dire è che non ci sono riuscita dall’oggi al domani. La svolta è arrivata quando la mia psicologa mi ha chiesto di fare una cosa banale: contare davvero quante ore lavoravo. Il risultato? Superavo regolarmente le cinquanta ore settimanali. Da quel momento ho iniziato un percorso di riduzione graduale delle ore, fino ad arrivare alle quaranta attuali.
Uno dei pilastri della mia organizzazione è il lavoro estivo. La maggior parte dei materiali viene preparata tra giugno e luglio con la collaborazione di una collega. Posso permettermelo perché conosco già le classi che avrò a settembre, è un investimento di tempo che ripaga durante tutto l’anno scolastico.
Ogni venerdì pomeriggio dedico un’ora alla pianificazione della settimana. Aggiorno il calendario, verifico le scadenze e stabilisco le priorità in un post-it digitale. Sembra un dettaglio, ma sapere già cosa fare e quando farlo riduce la sensazione di avere l’acqua alla gola.
La regola più importante riguarda il tempo: mi impongo di lavorare al massimo otto ore al giorno. Tutto conta. Se la mattina ho svolto quattro ore di lezione e un’ora di colloqui con i genitori, nel pomeriggio avrò a disposizione soltanto tre ore per il resto.
Se ci sono riunioni o formazione, quelle ore vanno sottratte dal monte ore giornaliero. Alle 14 pranzo a scuola con il cibo portato da casa, perché per me ciò significa ottimizzare i tempi.
Per guadagnare tempo non ho imparato a fare più cose, ma a farne meno. Ho smesso di rispondere subito a ogni mail, di pensare che ogni lezione dovesse essere memorabile, di dire sì a qualunque progetto. Non sempre ci riesco, ma oggi mi chiedo più spesso se una cosa sia davvero necessaria.
E se non riesco a finire tutto? Lo rimando. Questa è probabilmente la parte più difficile da accettare: sopportare il senso di colpa. Le prime volte che lasciavo qualcosa incompleto avevo l’impressione di essere una cattiva insegnante. Come se la mia professionalità si misurasse dalla quantità di ore che sacrificavo. Col tempo ho capito che lavorare cinquanta ore alla settimana non mi rendeva migliore: mi rendeva soltanto più stanca.
Naturalmente ci sono settimane in cui le quaranta ore saltano: periodi particolarmente intensi esistono e fanno parte del nostro lavoro. L’obiettivo non è non superare mai il limite,ma che l’eccezione rimanga tale. Il risultato è che le mie serate sono tornate a essere mie e anche il fine settimana è quasi sempre libero.
La verità è che imparare a lavorare meno non significa farlo peggio, bensì accettare che il lavoro dell’insegnante non sarà mai davvero “finito” e che, proprio per questo, siamo noi a dover decidere quando fermarci. Quando racconto che lavoro circa quaranta ore a settimana, qualcuno mi chiede anora: «Ma come fai?». La domanda che oggi mi faccio io è un’altra: come mai pensiamo che lavorarne cinquanta o sessanta sia normale?
Nicole Riva - @pseudo_intellettuale
Estate con i bambini: qualche idea per affrontare con serenità un periodo che non è sempre semplice
Per i bambini l’estate è spesso sinonimo di libertà, giornate più lunghe, giochi e tempo da trascorrere con gli amici. Per molte famiglie, invece, la fine della scuola apre una fase che richiede capacità organizzative e dispendio di energie.
Non tutti i genitori possono contare su ferie continuative, sulla presenza dei nonni o su una rete familiare in grado di offrire un aiuto costante. Anche quando sono disponibili centri estivi o attività organizzate dalle scuole, la copertura non sempre coincide con le esigenze lavorative delle famiglie.
Negli ultimi anni molte scuole hanno aderito al cosiddetto “Piano Estate”, offrendo laboratori e attività che rappresentano un sostegno importante. Tuttavia, la possibilità di attivare questi percorsi dipende dalle scelte e dalle risorse delle singole scuole e non sempre si riesce a coprire l’intero periodo di sospensione delle lezioni.
A questo si aggiunge un altro aspetto che negli ultimi anni è diventato sempre più evidente: il caldo. Le temperature elevate rendono difficile, se non impossibile, la permanenza dei bambini in ambienti scolastici o ricreativi non climatizzati. Molti centri estivi e molte scuole svolgono un lavoro prezioso per il territorio, ma si trovano a operare in strutture che non sempre dispongono di impianti adeguati o che prevedono numerose attività all’aperto, proprio nei mesi più caldi dell’anno.
È una situazione che invita a una riflessione più ampia sui tempi dell’educazione, sui servizi offerti alle famiglie e sulle modalità con cui il sistema scolastico potrebbe contribuire maggiormente a sostenere genitori e bambini durante la lunga pausa estiva.
Intanto, ogni famiglia cerca di costruire il proprio equilibrio.
Quando i bambini restano a casa per settimane, la tentazione può essere quella di organizzare ogni ora o, al contrario, di lasciare che le giornate scorrano senza particolari punti di riferimento.
L’estate può e deve essere diversa dalla scuola, più lenta e rilassata, ma mantenere alcune abitudini può aiutare tutti a sentirsi più tranquilli.
Avere orari indicativi per i pasti, dedicare alcuni momenti al gioco libero, prevedere piccoli impegni quotidiani e conservare una certa regolarità nel sonno può rendere le giornate più gestibili senza togliere spazio al divertimento.
Un’idea semplice potrebbe essere quella di realizzare insieme ai bambini una sorta di agenda della settimana, creando, non un programma rigido, ma una traccia condivisa che aiuti tutti a sapere come sarà organizzata la giornata.
Si possono prevedere, ad esempio:
momenti dedicati alla lettura;
attività creative;
uscite al parco;
passeggiate;
incontri con amici;
giochi da tavolo;
piccoli compiti domestici;
attività sportive;
eventuali compiti delle vacanze.
Lasciare anche degli spazi vuoti è altrettanto importante: non tutto deve essere programmato.
Televisione, videogiochi, tablet e smartphone fanno parte della quotidianità di molte famiglie e, soprattutto durante l’estate, possono rappresentare un valido aiuto in alcuni momenti della giornata.
Molti genitori che lavorano da casa o che devono gestire contemporaneamente numerosi impegni sanno bene quanto sia difficile evitarli completamente.
Più che demonizzare questi strumenti, può essere utile aiutare i bambini a inserirli all’interno di una giornata varia, dove trovino spazio anche altre esperienze.
Stabilire insieme tempi e momenti dedicati agli schermi può favorire una gestione più serena e ridurre discussioni e conflitti.
L’estate può essere un’occasione preziosa per avvicinarsi ai libri in modo meno scolastico e più spontaneo. Non è necessario acquistare continuamente nuovi volumi. Una visita in biblioteca può diventare essa stessa un’attività: scegliere un libro, sfogliarlo insieme, partecipare a una lettura organizzata o semplicemente trascorrere un po’ di tempo tra gli scaffali.
Anche leggere all’aperto può trasformarsi in un’esperienza piacevole: un libro portato al parco, una storia letta durante un picnic o qualche pagina condivisa prima di dormire.
Inoltre, vedere adulti che leggono, che parlano di libri e che mostrano curiosità verso ciò che leggono rappresenta una delle forme più efficaci di educazione alla lettura.
Ogni bambino ha interessi e tempi diversi, ma alcune attività tendono a essere particolarmente adatte a determinate fasce d’età.
Per i più piccoli possono essere piacevoli attività manipolative e creative come pasta di sale, DAS, costruzioni, disegno, letture ad alta voce e giochi di movimento, da alternare a momenti all’aria aperta.
Per i bambini della scuola primaria si possono proporre attività che stimolino curiosità e autonomia: piccoli laboratori creativi, giochi da tavolo, enigmistica, lettura, semplici esperimenti e brevi momenti dedicati ai compiti delle vacanze.
Per i più grandi possono essere coinvolgenti attività che richiedono maggiore organizzazione e iniziativa personale, come scrittura creativa, fotografia, giochi di logica, letture autonome, attività sportive o piccoli progetti da sviluppare nel corso dell’estate.
Al di là dell’età, ciò che conta è trovare un equilibrio tra movimento, creatività, lettura, gioco libero e momenti di relax, senza la necessità di programmare ogni singolo momento della giornata.
Valentina Demuru - @una_prof_col_trolley
Quel tempo è arrivato: tempo di bilanci, ma anche di riposo, di avventure ma anche di noia. Tempo che possiamo occupare con nuove passioni oppure con la lettura di un piacevole libro. In questa calda estate appena scoppiata vi regalo dei consigli libreschi per “rinfrescare” la mente e viaggiare alla ricerca del tempo personale.
Un’estate brulicante
“I giorni del mare”, di Irene Penazzi, editore Terredimezzo, “Su e giù per le montagne”, di Irene Penazzi, editore Terredimezzo
Le storie illustrate da Irene Penazzi portano con loro la dolcezza del suo mondo “brulicante”, fatto di immagini ricche di elementi e dettagli che si potrebbero ricercare e ammirare per ore. L’estate al mare nel primo albo illustrato con i suoi giochi in spiaggia, le passeggiate, l’ombrellone, i fuochi d’artificio e quella in montagna nel secondo, tra tenda e falò, e raccolta di funghi e castagne. Quest’ultimo non un albo solamente sull’estate, ma una storia che dura un anno e che potrebbe essere narrata per tutte le stagioni. Sono dei silent book, ovvero albi senza didascalie, che rappresentano un viaggio di scoperta e meraviglia da leggere in qualsiasi momento.
Un’estate in rima
“Mare matto”, di Alessandro Riccioni, Vittoria Facchini, editore Lapis
Questo albo è una raccolta di animali del mare e rime sulla loro vita. È colorato, frizzante, dal ritmo incalzante. Una scelta diversa per una lettura estiva sugli abitanti marini.
Un’estate per affascinarsi
“Un giorno d’estate”, di Koshiro Hata, editore Kira Kira
“Estate giapponese” di Giusi Quarenghi, Mori, editore Kira Kira
Per un’estate dal sapore orientale vi propongo due albi illustrati della casa editrice Kira Kira, nota proprio per la sua ricerca di libri nel panorama editoriale giapponese. Questi albi sono il manifesto di uno stile illustrativo asiatico ben definito. Il primo, finalista premio Andersen e Nati per leggere 2021, racconta la storia di un bambino che esce da solo per rincorrere un cervo volante. Le illustrazioni ci mostrano la vastità di un meraviglioso paesaggio estivo in cui la sua piccola figura si perde. Un inno alla spensieratezza dell’estate ed al raggiungere da soli i propri obiettivi. Il secondo, una storia semplice e leggera di ciò che fa in estate una bambina sempre affiancata da un gatto, resa unica dalle rime di Giusi Quarenghi.
Un’estate da vivere e cantare
“Viva l’estate”, di Vittorio Venturini e Giulia Pastorino, editore Mattidarilegare
Quando posso consiglio questo editore perché il lavoro che c’è dietro ad ogni progetto è davvero particolare: questo non è solo un testo sull’estate, ma una storia interattiva con cui creare e cantare. La storia di un bambino che ama l’estate per le tante cose che può fare (andare in vacanza, mangiare il gelato, incontrare amici speciali, ecc.) sempre accompagnato dalla presenza di un gabbiano un po’ furbo. Alla fine dell’albo si trova un piccolo laboratorio artistico per creare il proprio gelato e sulla pagina internet di Matti da rilegare una canzone creata ad hoc per la storia.
Un’estate per coltivare la noia
“Un grande giorno di niente”, di Beatrice Alemagna, editore Topipittori
Concludo questa raccolta con un classico che sono sicura aver già condiviso con voi, ma è sempre bellissimo. Storia della pluripremiata Beatrice Alemagna, che riesce ad intrecciare testi e parole elegantemente, racconta la svogliatezza di un bambino che un mattino si sveglia e non sa cosa fare per non annoiarsi. Quante volte accade ai bambini che conosciamo? Sarà proprio questa noia che lo porterà a vivere le più belle avventure in un “giorno di niente” che diventerà per lui memorabile.
Questi sono i miei consigli per un’estate speciale, fatta di avventure silenti o di risate fragorose, all’insegna della noia a casa o al mare o in montagna, tra paesaggi affascinanti e nuove canzoni. Non serve andare lontano per viaggiare, a volte basta un buon albo illustrato.
Buona lettura!
Francesca Scileppi - @effedimaestra
Un consiglio di lettura (e scrittura) per adulti per questa estate
Questa volta il mio consiglio non è soltanto un libro da leggere, ma un libro da vivere.
Ne ho già parlato in passato tra i miei post: Il grande libro delle storie non scritte di Mariella Cortès, pubblicato da Rizzoli, è uno di quei libri che invitano subito a prendere una penna in mano. Fin dalle prime pagine l’autrice ci ricorda che questo libro è nostro: possiamo scriverci sopra, annotare pensieri, incollare fotografie, raccogliere ricordi e idee.
Non si tratta di un manuale di scrittura. Certo, può essere un valido aiuto per chi sogna di cimentarsi con un racconto più ampio o addirittura con la scrittura di un romanzo, ma il suo valore va oltre. In questo momento mi sento di consigliarlo come una sorta di libro delle vacanze per adulti, da mettere in valigia e aprire nei momenti di calma. Allo stesso tempo è uno di quei libri che possono accompagnarci anche in altri periodi dell’anno e della vita, quando sentiamo il bisogno di fermarci, riflettere o dare forma ai nostri pensieri.
Tra le sue pagine si trovano incipit, dialoghi, personaggi, immagini, suggestioni e spazi da riempire. Basta avere voglia di lasciarsi ispirare: la curiosità viene stimolata naturalmente dal modo in cui il libro è costruito e dalle numerose fotografie e illustrazioni che diventano veri e propri attivatori di scrittura. Inoltre sono presenti pagine per la creazione di mood board, mappe di idee, e tanti spazi in cui raccogliere intuizioni, frammenti e storie.
Un libro originale, delicato e creativo, perfetto per chi quest’estate desidera concedersi qualche momento tutto per sé e per le proprie storie non ancora scritte.
Valentina Demuru - @una_prof_col_trolley
Abbiamo pensato al nome Gessetti perché ci è sembrato l'oggetto più adatto a rappresentare i molteplici colori che compongono la realtà della scuola. La scuola che ci piace è infatti variopinta come la vita. Anzi, a scuola c'è vita: ci sono soffitti di domande, risate e anche sogni. Ci sono pareti tappezzate di confronto, incontri e, a volte, delusioni. Ci sono lavagne di cose nuove da imparare e di abitudini da reinventare.
Ci accomuna l'amore per la scuola come luogo di scoperta e di apprendimento, di crescita e di civiltà per tutti.
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